Brani tratti dalle opere di Moshe Feldenkrais

Introduzione
Da Moshe Feldenkrais, “Corpo e mente”, AIIMF 1980: 

Da secoli la questione del connubio tra mente e corpo impegna gli esseri umani. "Mens sana in corpore sano" e massime affini esprimono la concezione di un determinato tipo di unità.

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A mio vedere l'unità della mente e del corpo costituisce una realtà oggettiva. Non si tratta semplicemente di parti in qualche modo correlate, bensì di un tutto inseparabile nell’atto stesso del suo funzionamento. Un cervello avulso da un corpo non potrebbe pensare; o, quanto meno, la continuità delle funzioni mentali è assicurata dalle funzioni motorie corrispondenti.

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Senza ombra di dubbio le funzioni motorie, e forse i muscoli stessi, sono intrinsecamente parte delle nostre funzioni superiori. Ciò non vale esclusivamente per quelle che, in assenza di attività muscolare, risulterebbero impossibili – cantare, dipingere e amare – ma anche per funzioni quali pensare, rievocare, ricordare e provare dei sentimenti.

Accostarsi all'unitarietà della vita mentale e muscolare per mezzo del corpo offre un vantaggio: l'espressione muscolare è più semplice perché più concreta e di più facile localizzazione. Risulta inoltre incomparabilmente più agevole fare in modo che una persona diventi consapevole di quanto accade nel suo corpo. L'approccio somatico quindi fornisce risultati più rapidi e diretti. Agendo su elementi corporei significativi, quali gli occhi, il collo, il respiro o il bacino, è facile ottenere subito sorprendenti cambiamenti di umore.

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L'essere umano è costituito di tre entità: il sistema nervoso, che è il nucleo; il corpo – scheletro, visceri e muscolatura; e l'ambiente, rappresentato dallo spazio, la forza di gravità e la società. Insieme questi tre aspetti, ognuno dei quali è munito di un proprio corredo materiale e di attività proprie, forniscono il quadro entro cui opera l'essere umano.

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Individualmente l'azione acquisita (azione ontogenica) pertiene ai sensi. La si può modificare o imparare quando l'individuo prende coscienza delle effettive differenze, come per esempio il grado di sforzo esercitato, la coordinazione nel tempo, le sensazioni corporee, la configurazione spaziale dei segmenti corporei, la stazione eretta, la respirazione, l'enunciazione e così via.

Questo tipo di apprendimento, frutto della consapevolezza, trova compimento quando la nuova modalità di azione diventa automatica o addirittura inconscia, come tutte le abitudini. Il vantaggio dell'abitudine acquisita mediante consapevolezza consiste nel fatto che, se si rivela inadatta o mal adattata allorché ci si confronta con la realtà, essa sollecita facilmente nuova consapevolezza e assiste l'individuo ad attuare un ulteriore cambiamento più efficiente.

Sono del tutto convinto che, al pari dell'anatomia che ha contribuito ad acquisire una conoscenza approfondita del funzionamento del corpo e della neuroanatomia che ha consentito di discernere talune attività della psiche, la comprensione degli aspetti somatici della coscienza ci condurrà a una più intima conoscenza di noi stessi.


Tecniche per l’insegnamento individuale (Integrazione Funzionale)

Da Moshe Feldenkrais, “The Feldenkrais Method”, senza data:

La tecnica manipolativa è necessariamente individuale e su misura del cliente per corrispondere alle esigenze specifiche del soggetto.


Da Moshe Feldenkrais, “Corpo e mente”, 1980:

Inizio facendo distendere la persona sul dorso. Questa posizione è volta a ridurre gran parte dell’influenza della gravità sul corpo, in modo da liberare il sistema nervoso. La reazione del sistema nervoso alla forza di gravità è un’abitudine e, in tali circostanze, non esiste alcun modo per indurre i muscoli a rispondere in maniera diversa allo stesso stimolo, il che rappresenta il miglior mezzo per rieducare il corpo.

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A tempo debito insegno alle persone ricorrendo [fino a] trenta situazioni corporee diverse, passando alla posizione seduta, alla stazione eretta, al cammino e all’equilibrio su […] dei rulli.


Da Moshe Feldenkrais, L’ovvio elusivo (Meta Publications, 1991):

L’Integrazione Funzionale è essenzialmente non-verbale. Risulta efficace perché la persona che vi ricorre avendo subito un danno [...] non è più in grado di aiutarsi. La fiducia in se stessi è compromessa e la maggior parte dei trattamenti producono tutt’al più miglioramenti superficiali. (Nell’Integrazione Funzionale)… vengono coinvolte le sensazioni cinestesiche più profonde formatesi nella prima infanzia. La persona si ritrae da ciò che accade nel mondo esterno ed è completamente assorbita dall’impegno di prestare ascolto ai propri cambiamenti interni. I movimenti oculari più uniformi, la rotazione del capo, il cambiamento della distribuzione della pressione sulle piante dei piedi, la riduzione della tensione intercostale, il completamento degli schemi muscolari antigravitazionali necessari per una chiara percezione della verticalità nella stazione eretta non possono verificarsi in assenza di un completo cambiamento del funzionamento neuronale della corteccia intenzionale o motoria e di quella sensoriale.

Il tono muscolare diventa più uniforme e si abbassa. Prevale una sensazione di benessere. La respirazione diventa regolare, le guance più colorite. Gli occhi sono più luminosi, più grandi, più umidi e brillano. Alle fine ci si strofina gli occhi come al risveglio dopo un sonno ristoratore.


Tecniche di gruppo (Consapevolezza Attraverso il Movimento)

Da Moshe Feldenkrais, “The Feldenkrais Method”, senza data:

La tecnica di gruppo (Consapevolezza Attraverso il Movimento) è stata creata per produrre in un numero maggiore di persone l’effetto dell’insegnamento veicolato attraverso l’approccio manipolativo. (Il termine insegnamento indica che i cambiamenti dell’immagine di sé sono prodotti dall’allievo, mediante la presa di coscienza della sua mutata immagine corporea.)


Da Moshe Feldenkrais, “Corpo e mente”, 1980:

A titolo di esempio, ho insegnato a un gruppo formato da uomini e donne che soffrivano di sciatica, ernia del disco, blocco alle spalle e disturbi simili. Altri gruppi possono essere costituiti da insegnanti, attori, cantanti, ballerini, ecc.

Dapprima invito le persone a distendersi sul dorso (in base allo stesso principio di ridurre la forza di gravità) e imparare ad ascoltarsi. Vale a dire che esse esaminano attentamente il contatto del proprio corpo con il pavimento e apprendono, in modo graduale, a individuare le differenze significative – i punti in cui il contatto è lieve o inesistente, e altri in cui è completo e significativo. Questo tipo di insegnamento sviluppa la consapevolezza della collocazione dei muscoli che hanno un tenue contatto, mantenendo costantemente una tensione eccessiva, perciò alcune parti del corpo restano staccate da terra. È possibile ottenere una certa riduzione della tensione attraverso la sola consapevolezza  muscolare, ma al di là di ciò non sarà possibile realizzare alcun miglioramento nella vita normale se non potenziando la propria consapevolezza dello scheletro e del suo orientamento.

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Di solito chiarisco che l’elemento centrale del mio lavoro consiste nel portare alla consapevolezza nell’azione o alla capacità di prendere contatto con il proprio scheletro e i propri muscoli e con l’ambiente praticamente in modo simultaneo. Non si tratta di ‘rilassamento’, giacché il vero rilassamento può essere mantenuto solo quando non si fa niente. Lo scopo non è il completo rilassamento bensì un uso di noi stessi sano, possente, facile e piacevole. La riduzione della tensione è necessaria in quanto ogni movimento efficiente dovrebbe essere privo di sforzo. L’inefficienza infatti è avvertita come sforzo e impedisce di fare di più e meglio.

È necessaria una graduale riduzione dello sforzo inutile per aumentare la sensibilità cinestesica, senza la quale la persona non può autoregolarsi.

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Altra importante caratteristica del lavoro di gruppo è la continua novità di situazioni mantenuta per tutta la durata del corso. Una volta svanita la novità, la consapevolezza si offusca e non avviene alcun apprendimento. Se una configurazione richiede di essere ripetuta, la propongo in decine o addirittura centinaia di varianti finché non se ne acquisisce la padronanza.

Tutti gli esercizi sono concepiti in modo tale da provocare, alla fine della lezione, un cambiamento netto e, il più delle volte, un effetto più o meno duraturo. Ciò consente agli allievi di scoprire i rapporti tra le diverse parti del corpo, per esempio tra la scapola sinistra e l’articolazione dell’anca destra, oppure tra la muscolatura degli occhi e le dita dei piedi.

Per ottenere l’agio mentale necessario a ridurre gli sforzi inutili il gruppo viene ripetutamente incoraggiato a fare un po’ meno bene del possibile, se i movimenti sono eseguiti con un certo accanimento si invitano gli allievi a essere meno veloci, meno vigorosi, meno aggraziati ecc. Spesso si chiede alle persone di fare del proprio meglio e poi, deliberatamente, di fare meno. Ciò è più importante di quanto non sembri. Infatti se sono messi nelle condizioni di percepire un miglioramento quando agiscono in uno stato privo di tensione, gli allievi hanno la sensazione di poter fare meglio, il che induce ulteriore progresso. Con tale atteggiamento mentale e somatico in capo a venti minuti si possono ottenere risultati che altrimenti richiederebbero parecchie ore di lavoro.

Un particolare rilievo meritano i movimenti molto piccoli, appena percettibili, di cui faccio ampio uso. Essi riducono in modo sorprendente la contrazione involontaria dei muscoli; in pochi minuti lavorando su una gamba o su un braccio, per esempio, è possibile avere la percezione che esso sia più lungo o più leggero dell’altro.

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Qualunque sia l’esercizio o il principio, la lezione è organizzata in modo tale che senza concentrazione, se l’allievo non cerca di percepire le differenze, se non presta reale attenzione, non è possibile passare alla tappa successiva. La ripetizione, la semplice ripetizione meccanica priva di attenzione, viene scoraggiata, o meglio resa impossibile. Molti esercizi consistono nel concentrarsi sui mezzi con cui si consegue uno scopo più che sullo scopo di per sé – modalità importante per ridurre la tensione. Tutti questi esercizi sono volti a conseguire una coordinazione mentale e fisica e, in particolare, una buona postura eretta e un modo d’agire corretto.

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In conclusione, la conoscenza di sé attraverso la consapevolezza è l’obiettivo della rieducazione. Quando acquisiamo consapevolezza di ciò che facciamo realmente, e non ciò che diciamo o pensiamo di fare, la via del miglioramento si spalanca dinanzi a noi.