Una schiena dritta o una schiena saggia?

di Ruthy Alon

“...Se si vuole trattare un’abitudine distorta della postura non si può evitare di considerare l’intera rete muscolo-scheletrica, la quale partecipa a qualsiasi programma di lavoro. Una distorsione ha sempre origine nella necessità biologica di compensare una deviazione dell’allineamento verticale in un’altra parte del corpo.

(...)

E’ il senso di ‘responsabilità’ di ogni parte dell’organismo nei riguardi di tutto il corpo a bilanciare una deviazione con una contro-deviazione, allo scopo di permettere al corpo di mantenere il suo equilibrio. Di conseguenza anche il semplice stare in piedi diventa un compito faticoso e un investimento costante di energia.

Qualsiasi tentativo di correggere una parte richiede di intervenire in questa complessa rete di deviazioni e contro-deviazioni, in queste interazioni rinforzate da abitudini radicate nel corso degli anni. Voi intervenite a un estremo e non c’è una parte dell’intero corpo che non reagisce al vostro intervento, in misura maggiore o minore, provando sollievo oppure opponendo una resistenza.

Anche se le altre parti della struttura hanno la capacità di adattarsi al miglioramento introdotto intenzionalmente, la programmazione del loro comportamento nel suo complesso, presente nel cervello, potrebbe non accettare tale cambiamento, come avviene in presenza di un’abitudine coatta. Il vostro compito educativo consisterà allora nel coltivare la disponibilità del vostro sistema nervoso ad accettare la correzione intervenuta in sede locale e ad effettuare tutti gli aggiustamenti necessari.

E’ come ottenere il consenso di tutti i membri di una famiglia e ricevere il loro permesso di alterare le regole convenzionali di comportamento, in modo che l’individuo possa fare qualche cosa che prima non faceva, sapendo di avere il pieno sostegno di tutti gli altri.

Come ottenere tale permesso? Come intervenire in questo complesso equilibrio senza rovinarlo?
Da dove cominciare?

Feldenkrais guida questa ‘terapia della famiglia’ lavorando sulle relazioni tra le varie parti e mettendo ogni parte in relazione con la totalità. In questi processi l’attenzione si sposta da ciò che è in primo piano a ciò che è sullo sfondo, dai particolari al quadro generale, innescando un’azione locale e ascoltando il feedback inviato al resto della comunità, procedendo con cautela in modo da permettere a ognuno dei partecipanti di aggiornare la sua risposta.

Talvolta ci si rivolge direttamente a una parte e si agisce su di essa, talaltra ci si rivolge ai suoi riflessi sulla periferia. Ciò significa per esempio che è possibile provocare un cambiamento nel collo sciogliendo le articolazioni dell’anca.

La vostra risposta a un cambiamento realistico e duraturo dipende dall’elaborazione del maggior numero possibile di punti di partenza differenti e dalla capacità di assimilare le lezioni che vi provengono dalle varie relazioni...”

 

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REPUBBLICA.IT
Intervista: Una seduta di Feldenkrais e passa il mal di schiena

 

 


The New York Times
Trying the Feldenkrais Method for Chronic Pain

 


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