Franco va a caccia

Il racconto che segue non spaventi gli ambientalisti o i vegetariani! La testimonianza di Franco è legata sì, alla sua attività di cacciatore, ma è principalmente riferita alla sua ritrovata capacità di andar per boschi, camminare su un terreno impervio, camminare liberamente, stare all’aria aperta per tutta la giornata con gli amici, i quali hanno apprezzato i suoi progressi e la sua nuova vitalità.
Ovvero: “... come programmare il mio tempo sulla base dei miei desideri e non più sulla base del mal di schiena”.  Buona lettura.

Sono andato a caccia!

Non mi dilungherò più a raccontarvi chi sono, perché credo che chi vi ha interesse, cioè chi è alla ricerca di qualche rimedio per riuscire a controllare un qualunque malanno dovuto alle cause più svariate - e in tale ricerca si è imbattuto nel metodo Feldenkrais ormai mi conosca, almeno per quanto serve a comprendere il metodo Feldenkrais e i benefici che se ne possono trarre.
In questa occasione neanche voglio raccontare una delle molte esperienze vissute nello studio di Sonia. Su dette esperienze ritornerò in seguito, in quanto credo che ora sia il momento di spiegarvi, e se possibile di spiegare anche a me stesso, i risultati di circa nove mesi di pratica del metodo. Si, anche a me stesso, perché ad essere sinceri sono assolutamente sicuro che in più di una occasione gli eventi mi hanno superato, nel senso che ora mi trovo in una certa situazione senza sapere in modo certo come ci sono arrivato.

Ma veniamo al dunque. Sono andato a caccia; eh sì, io sono sempre stato e sono un cacciatore convinto. So anche che questa cosa non piacerà a molti di voi ma è così, e voglio spiegare cosa c’entra la caccia con il metodo Feldenkrais. Esattamente un anno fa, come tutti gli anni a metà settembre si è aperta la caccia. Io, che in tutta la mia vita non avevo mai saltato un’apertura, l’anno scorso non ce l’ho fatta e, uscito la mattina presto con i miei due amici, sono stato costretto a farmi riaccompagnare a casa dopo appena un paio d’ore. Circa due ore, infatti, era la mia autonomia massima se stavo tranquillo, perché se invece camminavo quell’autonomia diminuiva vertiginosamente fino ad azzerarsi completamente.

In tali circostanze mi rattrappivo completamente su me stesso, i dolori alla schiena diventavano fortissimi e a tratti insopportabili fino a non riuscire più a stare in piedi, e a quel punto dovevo assolutamente trovare qualcosa su cui potermi sedere. E’ ovvio che in tali condizioni nonostante i miei velleitari tentativi dettati dal rifiuto di accettare la mia nuova condizione, risultava impossibile non solo andare a caccia ma anche svolgere una qualunque altra attività. In ogni caso ricordo benissimo che feci ancora un paio di tentativi che per me rappresentavano un banco di prova, ben sapendo che se non riuscivo ad andare a caccia significava che stavo proprio male! Ebbene, in entrambi i tentativi non riuscii che a camminare per poche centinaia di metri, nonostante gli antidolorifici che avevo preso. Data la situazione ero arrivato alla ovvia conclusione che di li e poco avrei avuto bisogno della sedia a rotelle.

Tale convinzione, peraltro, cresceva di giorno in giorno in ragione del fatto che di andare a caccia neanche se ne parlava e questo sarebbe stato il meno, ma in quel periodo non riuscivo più neanche ad andare dall’ufficio alla stazione Termini quando la sera uscivo per tornare a casa (sono sì e no 400 metri) e non poche volte ho preso il taxi. Esattamente un anno fa dunque avevo chiuso con la caccia ed ero entrato nell’ordine di idee di chiudere anche con tutte le altre attività ‘fai da te’ che tanto mi piacciono. In conclusione stavo abituandomi all’idea che non avrei potuto godermi la mia pensione e che non avrei potuto più praticare i miei svaghi preferiti, la pesca, andar per funghi ecc.

Verso la fine di gennaio, come certamente saprete se avete letto i miei precedenti racconti, ho conosciuto Sonia Amicucci e con lei il metodo Feldenkrais. Alcuni dei risultati che ho conseguito con la pratica del metodo li ho esposti nei precedenti racconti e continuerò a spiegarli meglio in seguito. In questa occasione voglio semplicemente dire che la pratica del metodo ha cambiato totalmente le mie prospettive di vita nel senso che ora, ma non soltanto da ora, sto meglio o forse è più corretto dire che sto bene tanto da aver ripreso le mie normali attività di sempre. E’ venuto poi settembre, con la consueta apertura della caccia e solo ora (siamo ormai alla metà di ottobre) mi sono sorpreso a pensare ma come, vado a caccia? Ma è possibile? ma non mi ero messo l’anima in pace riguardo al fatto che non sarei più andato a caccia?
Ho fatto molta fatica a coordinare i miei pensieri e ho dovuto rifletterci un po’, poi ho realizzato che il miglioramento del mio stato di salute è tale che ormai sono arrivato a fare quello che facevo normalmente qualche anno fa. Così, è stato perfettamente normale aspettare con la solita ansia l’apertura, preparare tutto l’occorrente e poi andare a caccia senza minimamente ricordare il disagio dell’anno prima. Insomma, come ho già detto, seppure inconsciamente sono tornato a programmare il mio tempo sulla base dei miei desideri e non più sulla base del mal di schiena.

In conclusione, solo qualche giorno fa mentre ero a caccia con i due soliti amici ed eravamo impegnati in un passaggio particolarmente difficile, mi sono tornati in mente i pensieri di un anno prima insieme ad una esclamazione del tipo: “e pensare che l’anno scorso non avrei minimamente immaginato di tornare a fare queste cose”. La mia esclamazione colpì particolarmente i miei amici i quali mi dissero che mi avevano osservato in più d’una occasione, ma colpì ancora di più me stesso. In quel momento non dissi assolutamente nulla, perchè sentivo forte il bisogno di una mia riflessione approfondita per farmi una ragione dell’involuzione del mio mal di schiena.